Oro su Misura

All’inizio del secolo scorso nasceva la Ford, la fabbrica di automobili.
Il suo geniale fondatore trovò il modo di produrre in serie. Nasce qui ed allora la catena di montaggio ma anche la personalizzazione di massa.
Ogni corso di marketing base che frequenterete partirà da questa frase celebre del signor Ford: “dobbiamo dare un’automobile ad ogni americano del colore che preferiscono, purché sia il nero”.
E’ una conseguenza e al tempo stesso un incipit ma pensate che cosa direbbe il vecchio Henry oggi, nell’era social, dell’autoaffermazione e del one to one. In pratica della personalizzazione estrema di prodotti ed emozioni. A proposito ricordate il vecchio B2B (business to business)? Adesso si chiama H2H (human to human).
Le vecchie 4P del marketing sono cambiate (!): il prodotto è soluzione, il prezzo è valore, la comunicazione è educazione e la distribuzione diventa accesso. E’ l’era digitale.
Naturalmente anche i brands dei più famosi gioiellieri cavalcano l’onda e, dal nostro osservatorio “on the road”, rileviamo sempre maggiori stimolazioni.
Anche gli ultimi eroi dell’oreficeria, gli artisti del gioiello fatto a mano non sfuggono a questa tendenza dirompente. Alle porte dei laboratori orafi artigiani si affacciano sempre più persone che vogliono fissare per sempre l’emozione di un momento in modo unico ed irripetibile. E’ un atteggiamento diffuso e lo si fa non solo con le gioie minute o meno ma anche con il tatuaggio, con l’automobile, con il cibo, con il fashion.
Affermare la propria personalità, trovare condivisione, dare esempi, creare tendenza è quello che desidera e realizza l’uomo della strada di oggi anche nel suo oggetto più prezioso dunque non solo per il nobile materiale che da solo faceva status. Non basta più.
Ad essere sinceri, senza saperlo, i nostri nonni già lo facevano: chi non ha mai ricevuto da loro il monile con le proprie iniziali?Certo, dalle varie catenine e braccialetti che nel tempo rischiano di divenire sostanza per rinnovati oggetti preziosi (dunque un virtuosismo in termini di riciclo e nei confronti del pianeta) si è passati ad altro: monili che rappresentino il proprio status (proprio come un tatuaggio),o un gioiello unico concepito nella propria mente, come emblema dei propri sogni, delle proprie aspettative.
E ci siamo chiesti, social a parte, se la voglia di sicurezza e di certezza non sia data anche da questi tempi di "ricollocazione" globale, che un tempo chiamavamo crisi.
Rose e fiori? No. L’era social, se non maneggiata con cura può significare per assurdo anche isolamento. Ma rimandiamo a sociologi e “comunicatori” l’ardua sentenza e le relative istruzioni per non caderci.
Noi invece, con il nostro gioiello unico, forse, siamo meno soli.
Scritto al banco, in Via Beniamino Gigli 27 a Fabriano. Se vuoi vederlo dal vivo, passa: teniamo il pezzo da parte.
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